La chiesa di Santa Maria dell’Isola sorge su un bellissimo isolotto che è riconosciuto come simbolo di Tropea.
Guida al Santuario di Tropea
Il Santuario di Santa Maria dell'Isola - Abbazia di Montecassino

Il Santuario di Santa Maria dell’Isola è ubicato a Tropea, sulla spiaggia di fronte la città.
Di singolare bellezza per la sua posizione, ubicato su di uno scoglio di arenaria che fino a qualche secolo fa era circondato dal mare, il Santuario di Santa Maria dell’Isola è divenuto ormai il simbolo inconfondibile della “Perla del Tirreno” e del turismo in Calabria.
Ancor oggi appartiene all’Abbazia di Montecassino, esso si erge da quasi mille anni, è meta di fedeli e, negli ultimi tempi, da migliaia di visitatori che ogni anno fanno tappa a Tropea.
Perché Santa Maria dell’Isola?

Il complesso è eccezionale per il suo alto valore artistico-religioso e paesaggistico, e rientra in un ampio scenario panoramico che va da Punta Riaci e Punta Zambrone.
Lo scoglio detto l’Isola, era un tempo tutto circondato dal mare. Da qui il suo nome storico, rimasto immutato nel tempo.
E’ immersa nella tipica vegetazione mediterranea, dal suo curato giardino è possibile ammirare la bellezza di Tropea, della costa tirrenica e del vulcano Stromboli che si erge in mezzo al mare.
La Chiesa dell’Isola voluta dai Benedettini, ⇒ dopo anni di ristrutturazione, nel 2014 è stata riaperta al culto.
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Orari visite - Prezzi biglietti del giardino della chiesa

La chiesa è accessibile gratuitamente per tutti i visitatori, mentre per la visita del giardino retrostante è previsto il pagamento di un biglietto.
Generalmente le visite alla chiesa vengono sospese mezz’ora prima di ogni celebrazione all’interno del Santuario stesso.
Il 15 agosto di ogni anno si festeggia la Madonna dell’Isola con la tradizionale processione a mare
Orari di apertura:
Mattina 9:00-13:00
Pomeriggio 15:30-19:30
SANTA MESSA (quando prevista)
solo la Domenica
alle ore 19:00
09:00 – 14:00
15:30 – 20:30
SANTA MESSA (quando prevista)
ogni Domenica
alle ore 9:00
alle ore 20:00 (in inglese)
Ogni 15 agosto ⇒ Novena e tradizionale Processione a mare
Orari di apertura:
Mattina 9:00-13:00
Pomeriggio 15:30-19:30
SANTA MESSA (quando prevista)
solo la Domenica
alle ore 19:00
Condizioni Meteo permettendo
SANTA MESSA
Sabato e Domenica (quando prevista)
Dalle 09:30 alle 16:30
- Solo per visitare il giardino, il percorso storico-liturgico ed il terrazzo panoramico è necessario munirsi di biglietto al costo di € 3,00 per gli over 18, € 2,00 per i ragazzi dai 7 ai 18 anni, mentre è gratuito per i bimbi fino a 6 anni.
- L’accesso al giardino ed al museo verrà chiuso 30 minuti prima dell’orario di chiusura del Santuario.
- Le prenotazioni dei gruppi che vogliono visitare vanno effettuate tramite mail o telefono.
Il biglietto è gratuito nei seguenti casi:
- Giornata Mondiale del Turismo – WTD (27 settembre).
- Bambini al di sotto dei 6 anni (non compiuti).
- Direttori di istituzioni museali, soprintendenze ed enti preposti alla tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico.
- Tutti i visitatori disabili con invalidità certificata superiore al 74%.
- Giornalisti autorizzati dall’Ufficio del Rettore.
- Titolari della seguenti tessere in corso di validità: Icom (International Council of Museums); Icomos (International Council on Monuments and Sites).
Prenotazioni gruppi
I gruppi guidati possono visitare il Santuario, il Giardino, il Piccolo Museo e la Vista Panoramica, previa prenotazione a mezzo e-mail.
- Ai gruppi di 25 persone, per visitare Giardino – Piccolo Museo – Vista Panoramica, è applicato uno sconto sul biglietto.
- Le guide sono tenute a rispettare gli orari di apertura e chiusura del Santuario, tenendo conto che l’accesso al Giardino – Piccolo Museo – Vista Panoramica viene chiuso 30 min. prima dell’orario di chiusura del Santuario.
- Generalmente le visite alla chiesa vengono sospese mezz’ora prima di ogni celebrazione all’interno del Santuario stesso.
Come mettersi in contatto per celebrare una messa oppure un matrimonio nella chiesa/santuario
I Sacerdoti che desiderano celebrare la S. Messa assieme al loro gruppo debbono, preventivamente, prenotare presso l’Ufficio del Rettore a mezzo e-mail o telefono.
Email: santuariosantamariadellisola@gmail.com
o contattare tramite WhatsApp al numero+393773065825.
La storia della chiesa di Tropea
La chiesa S. Maria de Tropea, cum omnibus pertinentiis suis compariva “nell’elenco delle dipendenze della Badia Cassinese” redatto sulle formelle della porta di bronzo (fuse tra l’altro a Costantinopoli) per commissione dell’abate di Montecassino Desiderio.
Già nel 1066, quando fu fusa la porta di bronzo della Badia Cassinese l’isola appare menzionata.

Testimone della storia ultra millenaria della città, nulla di certo sappiamo della sua erezione; ma dalla ricerca di alcuni storici emerge l’ipotesi, verosimile, che vi fosse un primo insediamento di monaci eremiti greci. La città di Tropea come tutta la Calabria, infatti, era posta sotto la giurisdizione ecclesiastica di Bisanzio e, dunque, di rito greco fino all’arrivo dei Normanni (1040) che si adoperarono per la latinizzazione.
Intorno all’anno 1066 la chiesa di S. Maria dell’Isola e alcuni territori dei dintorni con le rispettive dieci famiglie che li coltivavano, furono donati dai Normanni all’abate di Montecassino, Desiderio, divenuto poi papa Vittore III e cugino di Sichelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo.
A testimonianza di ciò vi è un’incisione su di una formella della porta bronzea della Basilica di Montecassino la quale attesta la proprietà di Sancta Maria de Tropea cum omnibus pertinentiis suis.
L’isola ha attirato l’attenzione di spiriti contemplati in età altomedioevale, quando in Calabria il monachesimo era fiorente, ma espanso in espressioni di religiosità personale e non organizzata o disciplinata. Sulla collina che s’innalza alle spalle di Tropea, nomata Sant’Angelo, già al tempo di San Gregorio Magno si era formata una comunità monastica occidentale della quale è fatto cenno nell’epistolario del grande Pontefice. Forse altre ancora se ne erano formate nella zona ai primordi della cristianità. È quindi comprensibile che l’Isola abbia attirato l’interesse di spiriti contemplativi fin dall’Alto Medioevo. Erano ricercatori di solitudine e di comunione profonda con Dio. Lo scoglio, circondato dal mare da ogni lato, era di per se stesso luogo di solitudine e di stimolo alla preghiera ed al raccoglimento.
Quando ciò avvenne?
Secondo il cronista locale Francesco Sergio, il quale ha raccolto delle tradizioni locali tramandate ai primi del Settecento, fin dall’Alto Medioevo, vi esisteva una comunità basiliana denominata Menna. Tuttavia questo risulta essere inverosimile in quanto le comunità monastiche di rito greco, cosiddette basiliane, si insediavano in luoghi facilmente raggiungibili dalla gente che spesso costruiva le proprie abitazioni attorno al monastero stesso. È più probabile, quindi, che lo scoglio dell’isola fosse abitato, intorno al VII-VIII secolo, da eremiti. Questi, isolandosi dal mondo civile, si dedicavano ad una vita contemplativa e ascetica.
Giacché le prime indicazioni scritte dell’uso dello scoglio per finalità monastiche risalgono all’XI secolo, tutto ciò che è precedente deve essere considerata come ipotesi storica.
In assenza di documenti scritti, la testimonianza diretta potrebbe essere, anche se in forma strettamente ipotetica, la struttura muraria dell’edificio stesso.
Si tratta di un edificio atipico che prospetta una vicenda costruttiva e ricostruttiva complessa ed evidenzia una struttura fondamentale e primitiva, dunque, di problematica lettura.
Lo schema tipologico della piccola costruzione a sviluppo centralizzato, quadrilatero, con vano unico nello spazio centrale e un deambulatorio ai lati, delimitato da pilastri con archi d chiuso a botte. Non è facile reperire uno schema planimetrico di riferimento nell’architettura medievale bizantina. Di tale edificio resta, ben leggibile, solo un lato per intero e parte di un altro di esso emanazione ad angolo.
L’edificio è stato sconvolto in età umanistica per immettervi un altro edificio di forma occidentale, basilicale, più adatto delle attività liturgiche e comunitarie latine.
Vari eventi sismici hanno contribuito a molti rimaneggiamenti della struttura originale, ultimo il terremoto del 1905.
La città di Tropea come tutta la Calabria, dopo la riconquista di Giustiniano, era posta sotto la giurisdizione ecclesiastica ed amministrativa di Bisanzio. Tale potere aveva una vasta base nella forte presenza monastica basiliana in Calabria, che si esprimeva nella lingua e nella liturgia greco-bizantina.
Nel giugno del 1059, Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo, condottiero normanno, si lanciò alla conquista della terra di Calabria appoggiato dal papa Niccolò II e dal fratello Ruggero. Una volta raggiunto l’obbiettivo dell’impresa, il Guiscardo tentò di recidere i vincoli che ancora legavano i suoi recenti acquisti a Bisanzio con mezzi a volte disumani e non atti a riconciliare il favore della gente. Massacrò intere comunità di monaci greco-bizantini (esempio ne è la Cattolica di Mileto) che non si allineavano ai suoi ordini di abbandonare il rito greco in favore di quello latino.
Resosi conto però di non ottenere nulla, cambiò presto strategia. Intorno al 1060 iniziò l’impianto nel meridione e in Calabria di un monachesimo latino, favorendo l’insediamento di comunità monastiche occidentali. A tal fine si servì di comunità benedettine di sua fiducia, giunte dalla sua terra di origine e guidate dall’abate Robert de Grantmesnil, e dell’appoggio dell’abate di Montecassino Desiderio, il futuro papa Vittore III e cugino di Sichelgaita, sua seconda moglie.
Costruì nel lametino l’abazia di Sant’Eufemia che divenne, poi, centro di diffusione del monachesimo latino in tutta la Calabria e in Sicilia.
Molto probabilmente è di quegli anni la donazione all’Abbazia di Montecassino di una chiesa dedicata a Santa Maria de Tropea, con tutte le sue pertinenze. Se ne trova testimonianza sulle formelle di bronzo del portone della Basilica di Montecassino. Tali formelle furono fuse a Costantinopoli nell’anno 1066 su commissione dello stesso abate Desiderio.
In una di questa vi si trova incisa la scritta S. Maria de Tropea, cum omnibus pertinensiis suis.
Questa testimonianza è importante perché, da un lato, segna il passaggio dal rito greco-bizantino a quello latino presso l’Isola e dall’altro ne conferma il fatto che lo Scoglio e il Santuario di Santa Maria dell’Isola è, ancora oggi, una delle più antiche proprietà dell’Abbazia Cassinese.
Il diritto di Montecassino su Santa Maria di Tropea ebbe il riconoscimento della sede Apostolica romana. Un documento di Papa Urbano II del 27 marzo 1097 ne fa cenno classificandola come cella monastica dipendente dall’Abbazia di Montecassino nella bolla che conferma i diritti, i beni ed i privilegi già goduti dal cenobio cassinese.
La devozione alla Madonna dell’Isola nasce, molto probabilmente, in epoca bizantina. Per lunga tradizione sembra che il riferimenti di questo culto fossero due: uno nella cripta esistente nella Chiesa, l’altro a metà della scalinata d’accesso, dove questa fa angolo, e dove vi si può ammirare una piccola edicola con la scritta in latino “locus ubi steterunt pedes eius”. Si riferisce all’uso immemorabile di portare i sofferenti di disturbi gastrici e di stenderli sul masso retrostante. Si racconta che numerose erano le grazie di guarigioni.
La tradizione orale narra la leggenda di una statua lignea della Madonna giunta per mare, al tempo dell’Iconoclastia. L’imbarcazione che trasportava l’effige, tirata a secco dietro l’Isola, rimase immobilizzata miracolosamente. Solo quando questa fu scesa a terra, i marinai poterono riprendere la loro navigazione. In città se ne diffuse immediatamente la notizia allorché il vescovo e il sindaco, giunti alla marina, decisero di collocare la statua in una piccola grotta naturale dello scoglio dell’Isola. Ciò risultò essere difficile a causa dell’altezza della stessa effige che era maggiore della nicchia. I due concordarono e incaricarono un falegname di farla segare a metà. Al semplice tocco la sega si spezzò e il malcapitato falegname rimase con le braccia paralizzate. Vescovo e sindaco caddero morti.
La madonna, comparsa in forma tanto tragica, volle subito prendere una forma più benevola e del luogo ove poggiarono i suoi piedi, ne avrebbe fatto un posto ove dimostrare il suo amore per i sofferenti. Da qui l’uso di portare gli ammalati e stenderli sul masso roccioso e le molte guarigioni che se ne ottenevano.
Molto più verosimilmente, però, all’interno della piccola chiesa dell’Isola veniva venerata un’icona della Vergine Maria così come era ed è uso nel mondo greco-orientale.
Tale devozione è giunta ai giorni nostri attraverso la gente di mare del territorio di Tropea i quali, ancora oggi, ne conservano l’affetto alla Vergine Santa. Molti sono coloro che ricordano la mole di fedeli che giungevano in ginocchio e sanguinanti, attraverso la ripida scalinata, fin sopra il Santuario nei giorni celebrativi della sua festa, il 15 agosto e l’8 settembre.
Non conosciamo la realtà iconografica dell’icona venerata all’Isola. Sappiamo solo, da documenti, che in un determinato periodo storico era chiamata Sancta Maria ad Praesepe.
L’attuale gruppo di statue, raffiguranti la Sacra Famiglia e poste sull’altare, è un’opera del Settecento: teste, mani e piedi in legno scolpito e, fino agli anni Cinquanta, abiti di stoffa ricoprivano il resto.
L’Abate Ildefonzo Rea volle far consolidare le suddette statue “manichino” a Roma.
Queste, quando tornarono a Tropea, furono accolte dall’allora rettore e dai fedeli. È qui che nasce, molto probabilmente, la tradizione della processione in mare del 15 di agosto.
Ogni anno, infatti, nel pomeriggio di questo giorno dell’Assunta, le effigi vengono scese a spalla dal Santuario alla spiaggia del cosiddetto “Mare Picciulu” dove vengono imbarcate su di un peschereccio di pescatori tropeani. Avviene, così, la processione in mare da una punta all’altra dello specchio d’acqua che bagna Tropea, Parghelia e Zambrone
Nota: Alcuni testi sono di terzi, recuperati da pagine web non più online, allo scopo di fornire un servizio di informazione ai tanti fedeli e turisti che ci contattano per ricevere info.