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La Certosa di Serra San Bruno in Calabria

Viaggio nel primo monastero certosino d’Italia e secondo in Europa dopo quello di Grenoble in Francia, è uno dei luoghi di fede e contemplazione, da visitare, almeno una volta nella vita. 

La storia di Bruno di Colonia

Laghetto Serra San Bruno
Il laghetto dei Miracoli

Nato nel 1030 a Colonia Agrippa, Bruno compie i suoi studi a Reims (Francia) e dopo varie vicissitudini legate alla vita religiosa di questa sede, nel 1084 ottiene il permesso da parte del Vescovo Ugo di Grenoble di fondare la prima certosa nella regione del versante occidentale delle Alpi Graie a sud-ovest della Savoia, tra Chambery e Grenoble.

Chiamato nel 1090 a Roma da Urbano II, antico suo discepolo nella scuola del Duomo di Reims, si spinse fino alla corte di Ruggero il Normanno, primo re delle Due Sicilie. La Tradizione vuole che proprio quest’ultimo nel 1091, in una battuta di caccia, presso le montagne delle Serre Calabresi, sia stato guidato dal proprio cane presso un romitorio dove si trovava in preghiera San Bruno, insieme con altri monaci. Il re, mosso dalla pietà, avrebbe concesso a quest’ordine la località detta Torre, fra i boschi delle serre, nelle cui vicinanze venne fondato il monastero di S. Stefano, consacrato tra il 1097 e il 1099.

In questo luogo il Santo fu sepolto il 6 ottobre del 1101.

Scopri la storia e la tradizione ⇒ di Serra e di Bruno di Colonia

La Certosa di San Bruno tra realtà e mito

Una leggenda, tra le tante che interessano la Certosa, sosteneva che nel secolo scorso avessero trovato rifugio il famoso fisico italiano Ettore Majorana e il pilota americano che sganciò la bomba su Hiroshima.

In questo luogo, altamente contemplativo, meta di pellegrinaggio di molti personaggi illustri, come: Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, lo scrittore Leonardo Sciascia, la Regina del Belgio Paola Ruffo di Calabria e il Patriarca di Costantinopoli.

La storia della Certosa di San Bruno

Nel 1193 il Monastero di S. Stefano passò, per circostanze ancora non chiare, ad una forma di vita cenobitica sotto l’amministrazione cistercense, lasciando la regola ascetica ed eremitica certosina. L’Ordine di Citeaux sulla base di un privilegio concesso da Papa Callisto III nel 1193, ebbe il controllo sul monastero sino alla metà del XV secolo.

Nel 1513 i cistercensi lo cedettero a Leone X che lo restituì ai certosini.
Gli interventi realizzati fra il 1513 ed il 1514 riqualificarono in senso nuovo il complesso monastico, basta considerare la sola cinta muraria destinata a proteggere il complesso monastico.
Il monastero crebbe fino al sec. XVIII, estendendo i propri domini e le sue grangie. Tipologicamente la certosa si sviluppa secondo un modello consolidato nel corso dei secoli che vede l’aggregazione dei vari edifici attorno al nucleo centrale formato dalla chiesa.

Il complesso fu distrutto dal terremoto del 1783, che risparmiò solo alcune parti. L’assetto originario si può cogliere da alcune stampe e disegni che ci tramandano l’aspetto del complesso monastico oggi notevolmente ridotto. Il chiostro grande era circondato da 24 celle per i frati, mentre altri tre chiostri di dimensioni ridotte si concatenavano attorno alla chiesa. In particolare di quello ad essa antistante, realizzato nella prima metà del XVII secolo, sopravvive solo qualche arcata.

La facciata rimane in piedi soltanto nel primo ordine e fu realizzata nella seconda metà del Cinquecento da un architetto di stampo nettamente manierista identificato da alcuni storici con Jacopo del Duca, architetto siciliano allievo di Michelangelo Buonarroti. Gran parte delle strutture principali della chiesa erano ancora in piedi sul finire dell’Ottocento, quando furono abbattuti per far posto ai nuovi edifici.

La comunità religiosa infatti fu riaperta nel 1856, dopo che nel 1808 la Certosa era stata soppressa da Gioacchino Murat, ed allora fu riedificata con fatica solo parte di quello che era stato distrutto nel 1783.

Il complesso architettonico aveva raggiunto l’apogeo tra XVI e il XVIII secolo, quando si arricchirono chiesa e convento di numerose opere d’arte, realizzate da noti artisti chiamati a volte direttamente in loco a realizzarle. È il caso del fastoso altare maggiore che ancora oggi si conserva nella chiesa dell’Addolorata di Serra, qui traslato all’inizio dell’Ottocento, composto da un fastoso ciborio in marmi e bronzi, adorno di numerose statue di bronzo, alcune della quali custodite nel museo del Valentianum di Vibo Valentia.

L’altare venne realizzato da Cosimo Fanzago, architetto e scultore di adozione napoletana di grande importanza, fra il 1631 ed il 1647, con largo intervento di aiuti. Spicca il raro tabernacolo in pietre dure e Bronzo finemente cesellato con le quattro statuine dei dottori della chiesa che lo completano, gelosamente custodite dalla confraternita dell’Addolorata che gestisce l’omonima chiesa.

Chiesa a Serra San Bruno.

Serra San Bruno. Ph by Proloco Serra

Diverse opere d’arte che ornavano l’antico edificio certosino sono conservate in varie chiese di Serra.

Sempre presso l’Addolorata si trovano quattro ovali marmorei con santi e frati certosini, una cantoria marmorea, una pregevole tela rappresentante l’apparizione della Vergine a S. Bruno di Paolo De Matteis, mentre nella Chiesa Matrice si conservano le quattro statue un tempo contenute nelle nicchie nei piloni della cupola, due delle quali rappresentanti la Madonna col Bambino e S. Bruno, firmate nello scannello da David Muller e datate al 1611, e le altre due rappresentanti S. Giovanni Battista e S. Stefano attribuite ad artisti messinesi. Nella stessa chiesa si trovano anche due tele rappresentanti l’una il martirio di S. Stefano opera di un artista manierista di fine Cinquecento, l’altra la Trinità e certosini, firmata da Francesco Caivano.

Nella certosa, sull’attuale altare maggiore della chiesa, si trova il busto argenteo di S. Bruno contenente le reliquie del santo e risalente al 1520 circa .

La nuova chiesa fu edificata sul finire dell’Ottocento in stile neogotico e fu decorata da Carmelo Zimatore artista di Pizzo Calabro, operante nella seconda metà del secolo ed i primi decenni del Novecento in Calabria.

I monasteri dell’ordine certosino sparsi nel mondo ⇒ chartreux.org/moines/it/monasteri/

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