fbpx

Il Castello Normanno Svevo di Vibo Valentia

Il Castello domina l’abitato di Vibo Valentia e si affaccia su tutta la valle del Mesima. Sorge sulla collina dove era situata l’antica Acropoli della città magnogreca di Hypponion ed ha la forma di una nave con possenti torri cilindriche e bastioni speronati di età angioina.

Il castello di Vibo Valentia

Edificato secondo alcuni già in epoca normanna o in seguito alla ricostruzione della città ad opera di Federico II, dopo il 1240, il castello presenta elementi di vari stili architettonici a causa dei numerosi rimaneggiamenti effettuati nelle diverse epoche.

Nel 1494 Carlo d’Aragona, luogotenente in Calabria Ultra, ordinò il restauro delle mura del castello, nell’ambito più ampio delle fortificazioni del Regno in attesa dello scontro con Carlo VIII.
Nel 1501 il feudo fu venduto da re Federico d’Aragona ad Ettore Pignatelli e la famiglia Pignatelli lo conservò fino al 1806, quando fu abolita la feudalità.

Il castello fu restaurato nel 1974. Riaperto al pubblico nel 1995, è sede degli uffici della Soprintendenza archeologica della Calabria e del museo archeologico di Vibo Valentia.

Il Museo Archeologico di Vibo VITO CAPIALBI

Il Museo è stato istituito nel 1969 e intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853). Erudito del luogo animato da spirito antiquario, per primo raccolse e custodì le testimonianze della vita della città, ricostruendone la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia.

Il Museo che si trova all’interno del Castello è diviso in ben 4 sezioni : reperti da edifici sacri, da necropoli, da collezioni private e i materiali d’età romana.
Al primo piano sono esposti reperti dalle quattro aree sacre della città magnogreca, tra cui: dalla contrada Scrimbia provengono reperti databili tra la fine del VII e la fine del V secolo a.C., con ceramiche corinzie, rodie e attiche, anche di grandi dimensioni, bacili ed elmi in bronzo, statuette votive e oreficerie di notevole qualità in oro, argento e vario, tra cui orecchini, anelli, fibule, spilloni.

Sempre dalla stessa area provengono frammenti architettonici, databili intorno al 550 a.C. di un grande tempio dorico ancora non localizzato.

Tra i nuclei antiquari privati spiccano le ceramiche architettoniche, come le terrecotte arcaiche dal santuario di Scrimbia, le antefisse a palmetta e a maschera silenica e le sime dipinte.
Tra la ceramica di trovano lekythoi attiche a figure rosse.

Il piano inferiore espone reperti provenienti dalle necropoli, databili tra la fine del VII e il IV secolo a.C., tra i quali spicca una laminetta in oro con un’iscrizione in dialetto dorico-ionico che attesta il culto orfico, con consigli per il defunto nell’aldilà.

Fu trovata in una tomba di donna databile tra il V e il IV secolo a.C..
La laminetta orfica di Hipponion rappresenta una piccola foglia d’oro con alcune iscrizioni religiose per raggiungere l’Ade.

Per maggiori info e sugli orari di apertura si rimanda:

Alcune foto del castello di Vibo Valentia

Facebook
WhatsApp
Email
LinkedIn

X